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Prestazione di garanzie patrimoniali non seguite da adempimento - Cassazione penale 11565/2017

Prestazione di garanzie patrimoniali non seguite da adempimentoCome spesso accade, due persone che si incontrano e si innamorano decidono di andare a vivere insieme.

Nei primi tempi l’atmosfera è romantica e i difetti dell’altro sembrano perdersi in mezzo a progetti e speranze per il futuro.

Ma il tempo passa e le difficoltà che prima sembravano facili da sopportare, appaiono insormontabili.

I difetti dell’altro possono trasformarsi in vere e proprie antipatie complicate da digerire: il continuo confronto cancella la speranza che col tempo tutto si aggiusta. Quando i rapporti si deteriorano interviene la separazione, o l’allontanamento nel caso di coppie non sposate.

Non sempre però la situazione riesce ad essere mantenuta nell’ambito della regolarità e del rispetto reciproco.


Due giovani si incontrano e cominciano ad amarsi. Decidono di andare a vivere insieme e di mettere su famiglia. Non si sposano, convinti che la passione e l’amore siano da soli sufficienti a tenere unita una coppia e che l’arrivo di un figlio sia il collante definitivo. Tuttavia, qualcosa non funziona e l’armonia svanisce.

La convivenza diventa un incubo

Lui diventa sempre più violento, sospettoso, geloso. Se da un lato trascura il figlio, dall’altro opprime l’ex compagna con attenzioni non gradite e gli episodi di violenza si moltiplicano.

Un giorno, il giovane costringe la sua ex compagna a restare ferma trattenendola per le braccia mentre abusa della sua posizione di forza, riempiendola di palpeggiamenti.

Quando pretende di consumare un rapporto sessuale con la giovane e lei si rifiuta, il ragazzo usa violenza su di lei al punto da costringerla alle cure mediche del Pronto Soccorso.

Una volta giunta alle cure di emergenza, ella sente arrivare un sms sul cellulare. È lui, che invece di chiedere scusa e sincerarsi delle condizioni in cui l’ha ridotta, le chiede di mentire ai medici che vorranno sapere come si è procurata le lesioni, eventualmente informando del fatto gli agenti di polizia, e la implora di raccontare una versione di comodo per lui, e cioè che i lividi sono dovuti ad un incidente stradale.

In un’altra occasione, il giovane aggredisce la sua ex compagna, la prende a botte e la insulta, come già fatto quel giorno in cui si trovavano nella stessa stanza e lui, in preda ad una crisi di nervi, solleva una sedia sopra la sua testa e la scaglia contro la ragazza provocandole serie lesioni. Come quella volta in cui lui la ferisce con la lama di un coltello, segnandole il braccio.

Ella propone querele su querele ma poi le ritira, per timore che il figlio, nato quando l’unione era felice, possa essere influenzato dal clima conflittuale che è nato tra i genitori.

È piccolo e la madre preferisce tenerlo indenne da questa lotta. Inoltre, il giovane ex compagno è una persona stimata nell’ambiente di lavoro, non ha alcun precedente penale, e presentare denunce contro di lui significherebbe, molto probabilmente, compromettere la sua reputazione sociale.

Nonostante questa premura, il giovane non ci pensa due volte a denunciare la sua ex per minacce, quando lei, esasperata, gli urla addosso improperi.

Mancanza del mantenimento alla famiglia

Come se non bastassero gli atteggiamenti violenti a compromettere i rapporti, il giovane si disinteressa del mantenimento della famiglia, e non versa quanto dovuto per il loro sostentamento. Sembrerebbe non avere alcuna intenzione di provvedere a garantire alla ex compagna e al figlio naturale i mezzi di sussistenza.

Eppure, a vedere le cose più da vicino, egli non sembra affatto disinteressarsi totalmente della loro situazione.

Egli va in banca e stipula un mutuo per l’acquisto di un appartamento prestando una garanzia per il pagamento del prezzo. Il giorno del contratto, alla sua ex compagna fa il versamento di una somma di denaro in contanti.

Inoltre, il rapporto con il figlio non è sporadico ma continuativo. Lo incontra con regolarità, frequenta la casa della ex compagna proprio per non perdere nemmeno un momento della crescita del piccolo, tanto che spesso si ferma a dormire nell’appartamento dove vive la ex con il figlio, anche dopo che è cessata la convivenza tra i due.

La verità probabilmente si nasconde nel mezzo, oppure nelle aule del Tribunale dove alla fine sono approdati entrambi, uno contro l’altro.

L’assoluzione viene impugnata

Con sentenza del 9 ottobre 2014, il Tribunale di Salerno ha assolto l'imputato, per insussistenza dei fatti dai reati di cui all'art. 570 c.p.  e all'art. 609 bis c.p. condannandolo per il reato di cui all'art. 81 c.p., comma 2, artt. 594, 582 e 585 c.p.. Con sentenza del 25 ottobre 2016, la Corte d'appello di Salerno ha assolto l'imputato dal reato di cui all'art. 594 c.p.

Le doglianze dell’imputato e della parte civile

Con il primo motivo il ricorrente lamenta la mancanza, la contraddittorietà, la manifesta illogicità della motivazione, in relazione alla responsabilità penale, il cui accertamento sarebbe stato basato sulla versione accusatoria della persona offesa. In secondo luogo, il ricorrente lamenta la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche in misura prevalente rispetto alla contestata aggravante. Infine, il ricorso prevede l’impugnazione della condanna dell'imputato alle spese del giudizio di secondo grado in favore della parte civile.

Il difensore della parte civile deduce in primo luogo, la nullità della sentenza stessa perché mancano riferimenti alla sentenza di primo grado; in secondo luogo vizi della motivazione in relazione all'assoluzione dell'imputato dal reato di violenza sessuale e in relazione all'assoluzione dell'imputato dal reato di maltrattamenti. In quarto luogo, impugna la condanna al pagamento delle spese del secondo grado di giudizio.

La Cassazione rigetta il ricorso

La Cassazione ritiene che la prima doglianza, relativa al vizio della motivazione circa la responsabilità penale, sia formulata in modo non specifico e dunque inammissibile. La parte offesa è dichiarata inattendibile senza specificare elementi processuali di riscontro. Al contrario, la Corte in sentenza ha tenuto in considerazione tutti gli aspetti delle varie vicende intercorse tra le parti, deducendo la rispondenza di essi alla realtà o escludendone la rilevanza ai fini della decisione.

Parimenti inammissibile è ritenuto il secondo motivo di ricorso, relativo alla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche in misura prevalente rispetto alla contestata aggravante. La Corte ha raggiunto un giudizio di equivalenza tra circostanze prendendo in esame le caratteristiche dell’imputato, ovvero incensuratezza, reputazione nell’ambiente lavorativo, atteggiamento collaborativo durante il processo, ma non ha potuto inferire ulteriori elementi positivi di giudizio.

Il terzo motivo di ricorso, con cui si censura la condanna dell'imputato alle spese del giudizio di secondo grado in favore della parte civile, è ritenuto dalla Cassazione manifestamente infondato. Emerge dall’atto di appello che la richiesta della parte civile di condannare l’imputato per i fatti dai quali era stato assolto in primo grado era espressamente collegata all'interesse della parte civile all'ulteriore integrale risarcimento dei danni.

Il ricorso dell’imputato è ritenuto parzialmente fondato

Quanto al ricorso della parte civile avverso la sentenza della Corte di Appello, deve ritenersi parzialmente fondato.

Con il primo motivo viene dedotta la nullità della sentenza impugnata, sul rilievo che nel dispositivo sarebbe stato omesso qualsiasi riferimento sulla conferma della sentenza di primo grado nella parte in cui dichiara l'assoluzione dai reati di cui ai capi B e C dell'imputazione. Tale motivo viene ritenuto infondato poiché il dispositivo della sentenza conferma le statuizioni civili della sentenza di primo grado e condanna la parte civile al pagamento delle spese processuali del grado di giudizio, il cui presupposto è proprio la soccombenza totale della parte.

Il secondo motivo di impugnazione sui vizi della motivazione in relazione all'assoluzione dell'imputato dal reato di violenza sessuale, è infondato. Le dichiarazioni accusatorie della persona offesa non sono ritenute di per sè sufficienti ai fini della responsabilità penale ma, se quanto al capo A le stesse sono confermate da altri elementi di prova, quanto al capo C risultano prive di riscontro.

Il terzo motivo è parzialmente fondato. Con esso si impugna la sentenza nella parte in cui assolve l’imputato dal reato di cui al capo B dell'imputazione. La condotta contraria alla morale della famiglia, che l’imputato avrebbe tenuto commettendo il reato ex art. 570 cp, sarebbe consistita nel mancato incontro con il figlio naturale e nel mancato versamento del mantenimento in favore della ex compagna.

Quanto alla prima condotta, poiché le sentenze di primo e secondo grado e la stessa parte civile evidenziano che l'imputato vedeva il figlio minore con regolarità, ne deriva la manifesta insussistenza del reato contestato. Quanto alla seconda condotta, essa è penalmente rilevante limitatamente alla posizione del figlio minore. La norma, letteralmente, incrimina chi fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro e ciò anche in assenza di una disposizione civilistica che imponga la corresponsione di un assegno, qualora vi sia una situazione concreta di bisogno. La minore età dei discendenti rappresenta in re ipsa una condizione soggettiva dello stato di bisogno, mentre l'eventuale capacità economica dell'altro coniuge non esclude la responsabilità dell’altro genitore nei confronti del figlio minore.

La garanzia fideiussoria 

A tal fine, nel caso in esame, il disinteresse dell’imputato evidenziato dalla parte offesa non si concilia con la sottoscrizione della garanzia fideiussoria a favore della ex convivente, anche se lo stesso imputato si è limitato ad asserire, senza darne prova, di avere dato una cifra in contanti all'ex compagna il giorno della stipula del contratto. Per questo non vi è sufficiente prova del fatto che l'imputato abbia fornito mezzi di sussistenza al figlio non essendovi stato in concreto alcun esborso di denaro.

La Corte prosegue affermando come principio di diritto che il reato di cui all’art. 570 cp comma 2, n. 2) non è escluso dalla prestazione di garanzie patrimoniali per debiti contratti nel loro interesse se a ciò non segua un effettivo esborso. L'obbligo si adempie con la dazione di denaro o attraverso il soddisfacimento diretto dei bisogni del minore destinatario. Poiché la Corte d'appello non ha fatto corretta applicazione di tale principio, la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio.

Principio di diritto

La Corte di cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell’imputato e lo condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende. Annulla la sentenza impugnata, limitatamente al reato di cui all'art. 570 c.p., comma 2, n. 2), ai soli effetti civili, e rinvia al giudice civile competente in grado d’appello. Rigetta nel resto il ricorso della parte civile ed enuncia il seguente principio di diritto Ai fini dell'applicazione dell'art. 570 c.p., comma 2, n. 2), non vale ad escludere la mancanza di mezzi di sussistenza per i discendenti di età minore, la semplice prestazione, da parte del genitore, di garanzie patrimoniali per debiti contratti nel loro interesse, cui non segua un effettivo esborso.

L'obbligo la cui violazione è sanzionata dalla norma deve intendersi, infatti, come un obbligo positivo di concreta garanzia dei mezzi di sussistenza, da adempiersi con la dazione di denaro o attraverso il soddisfacimento diretto dei bisogni del minore destinatario.

L’obbligo di assistenza nei confronti del genitore

L’obbligo di assistenza nei confronti del familiare in stato di bisogno, non è prerogativa del genitore. Può infatti verificarsi anche l’ipotesi inversa, ossia quella del figlio che omette di prestare assistenza al genitore. In questo caso la colpevolezza dovrà nascere anche da uno stato di bisogno del genitore da accertare caso per caso, come per esempio in ipotesi di malattia fisica o mentale che privi il genitore di controllo.

La situazione di pericolo

Coordinando la norma in oggetto con quella che punisce l’abbandono di incapaci, la Cassazione ha chiarito che abbandonare l’anziano padre, la cui malattia se non assistita lo pone in una situazione di pericolo, costituisce reato. L’obbligo di accudire i genitori diventa così un vero e proprio principio di diritto, che trova giustificazione nella legge e non solo nella morale (Cassazione n. 44098/2016). 

Tags: Dir. Penale

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